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Volevo solo sapere come stai, il documentario di Gianluca Vassallo su Chili

admin News, RASSEGNA CINEMATOGRAFICA

A quasi due anni dal primo lockdown integrale esce Volevo solo sapere come stai, lungometraggio di esordi dei registi sardi Gianluca Vassallo e Francesco Mannironi, girato proprio in quei giorni. Il film, scritto assieme a Flavio Soriga, vede anche il suo debutto sul grande schermo nel ruolo di sé stesso. Il film è disponibile in streaming da oggi sulla piattaforma Chili, disponibile per Smart Tv, Pc, Tablet e Cellulari.

La pellicola racconta, attraverso un meccanismo narrativo che tiene insieme realtà e finzione con il solo obiettivo di moltiplicare il senso di realtà, racconta la giornata del 30 Marzo del 2020: Gianluca è in isolamento in una casa sul mare e riceve al risveglio una telefonata per errore, “Volevo solo sapere come stai”, gli chiede lo sconosciuto, attivando in lui il bisogno di porre la medesima domanda agli abitanti del paese in cui vive, scegliendoli a caso dall’elenco per un giorno intero.

Lo sconosciuto è Flavio a cui un editore ha chiesto di scrivere un racconto racconto di fantascienza, proprio ora che il mondo sembra Marte. Sono 70’ densi di qualcosa che abbiamo conosciuto e che, a distanza di quasi due anni, siamo certi abbia cambiato la profondità sociale, il cuore individuale, le nostre attese, la forma che hanno le nostre sperando, rendendoci, forse, più forti di una consapevolezza che è alla base del nostro vivere comune: la sussidiarietà.

Note di Regia

“Volevo solo sapere come stai” è un film che si è scritto, a nostro avviso, più che essere scritto. Per quanto gli autori siano presenti, difatti, la potenza del presente ha sovrastato ogni stesura, ciascuna intenzione,

facendo maturare il linguaggio e spingendolo con decisione verso la ricerca del confine tra l’individuo e il mondo, tra libertà e responsabilità, realtà e costruzione del reale. Un presente che ha prodotto e alterato – al contempo – ogni processo creativo, l’idea stessa di tempo, di azione, di narrazione. Un presente che ha deciso di scrivere di sé utilizzando il nostro corpo, le nostre storie e le voci chiamate a caso da un elenco dell’89. “Volevo solo sapere come stai” è stato scritto, girato, montato, suonato, nel corso del lockdown, dall’unica troupe possibile, gli autori. E con le uniche risorse disponibili: le camere, le lenti, la volontà di testimonianza.

Nota di Maria D’ambrosio, sociologa.

Un film in forma di racconto intimo che ha la sottile forza di diventare pubblico, plurale, di suonare come una canzone popolare e di farti sentire parte di quel che vedi, pure se a distanza. Un film che prende il tempo del primo lockdown per lavorare sulla distanza e l’isolamento, sulla continua possibilità di romperne la rassicurante integrità anche solo grazie alla voce, al suo suono e alla sua invisibile ma palpabile possibilità di aprirsi uno spazio e arrivare a condividere un tempo più profondo, come sospeso, che è il tempo dell’ascolto. Il tempo del racconto e del piacere del raccontare o del raccontarsi, pure se parli di un altro o di un gatto su un pianeta sconosciuto. 

È un film che ti mette in ascolto, ti sollecita a riconoscere le sfumature delle voci e delle parole, a svelare il loro retrostante voler dire e a fartelo rilevare da quello che accade tutto intorno, dai piccoli dettagli fuori fuoco che pure diventano nuova linea dell’orizzonte e deriva oltre ogni confine. Così, la ritmica dei gesti non insegue i fatti ma conduce a contemplare la densità del loro accadere e del loro mutare lungo il giorno che lascia spazio alla notte e al chiarore dei suoi fuochi accesi. Il film è dunque un lavoro sul paesaggio, un omaggio che ne celebra la presenza senza esibizione e che opera come uno straniamento geolocalizzabile ma senza indirizzo alcuno, perché i luoghi possano documentare il vuoto lasciato dalla sospensione pandemica e la distrazione con cui sciattamente li si è lasciati invadere o costruire.

Il film allora accompagna l’occhio a poggiarsi su ogni dettaglio e a spostarsi, prendere le distanze, posizionarsi tra dentro e fuori il paesaggio sonoro e visivo e prendersi il tempo per farsene spettatori, per leggerne il lento mutare come quello delle ombre tracciate dal sole, dai gesti quotidiani che segnano anche i corpi lasciando che le rughe siano da inciampo possibile per chi le guarda e si fa più attento. Uno sguardo che diventa prossimo, vicino a quel paesaggio che attraversi, vivi, come un teatro cui ti afferri per sentirtene di nuovo parte. Un teatro muto dove restiamo tutto il tempo ad aspettare l’incontro con i volti, la loro anima, a farsi corpo, a divenire il senso dello spazio stesso.

Un film che ti restituisce quello che manca allo scorrere del tempo quando è sordo, quando ai volti, agli sguardi, alle mani operose, alle loro voci, manca di incontrare la luce dello sguardo di un altro. Scopri, guardandolo, che ti manca il tuo presente perché quello esiste solo se apri e ti slanci oltre la tua soglia. L’esperienza da spettatore ti fa sentire, dunque, il limite della deriva dove l’umanità sembra essersi rifugiata, come cristallizzata: in una asettica e solitaria quanto rasserenante individualità. Di contro ti sembra di respirare con più agio all’idea di uscire dalla decretata distanza e ricordare che l’essenza umana, pure nell’isolamento, trova il suo senso nel gesto di uscita nel mondo, nell’oltrepassare la soglia di casa, nel lancio di un sasso, nel sussurro di una voce che si estende verso chi l’ascolta, pure se sconosciuto.

Un gesto che non può essere sordo ma che segna e collega ciascuno al moto atomico e a quello cosmico e ti dà il tempo di respirare, ti chiede di seguire l’andatura del sole, delle onde, della fiamma, e ti svela che quello non è che il ritmo del tuo stesso respiro. Il respiro che talvolta accelera, sale di tono, segue il dilatarsi del tempo, apre all’immaginazione e alla forza del racconto e si accende in un chiarore che è lo stesso del fuoco che brucia i segni di un tempo trascorso e, come un contrappunto, viene a farti calore, a chiamarti a sè, a offrirti in dono il racconto. La bellezza è che non t’importa quale storia sia. Chi siano i protagonisti o la figura principale. Perchè quello che t’importa, e lo scopri proprio così, nello scorrere lento e pure ritmico del film, è che qualcuno ti sta chiamando all’ascolto, sta chiedendo di esserci come testimone di un segreto di cui sei tu stesso artefice.

Un inno al racconto, ai narratori, al tempo che ritorna solo se lo afferri e gli dai forma di storia. Forse una dichiarazione d’amore all’umanità. Un canto che solo il vento conosce. Uno sguardo e un passo oltre la propria soglia di casa.

Contesto Produttivo

Il film è stato realizzato attraverso l’utilizzo di risorse interne alla società di produzione: la White Box Studio srl. L’Azienda, rispondendo alla sua natura di società composta di autori, ha deciso di investire le risorse residue, nel territorio nel quale era costretta dalle limitazioni al movimento e di lavorare al progetto senza cercare co-produzioni, ponti distributivi, denari pubblici, poiché il tempo – quel tempo – aveva bisogno d’essere raccontato subito, senza influenze e senza tensioni relative alle prospettive economiche del progetto. “Volevo solo sapere come stai” è stato scritto, prodotto, girato ed editato, da quattro persone che, grazie all’impegno autorizzativo del Comune di San Teodoro e della consulenza continua della Fondazione Sardegna Film Commission, hanno potuto lavorare in sicurezza, senza mai mettere a rischio la propria salute e la salute pubblica.

Scheda Film

Cast: Gianluca Vassallo e Flavio Soriga con la partecipazione di Francesco Mannironi, Gianpaolo Laconi, Don Alessandro, Mario Porcheddu, Domenico Mannironi, Mario Vassallo, Gianluca Sanna, Giovanni Zanzu, Stefano Parriciatu, Gavino Pasella, Faccia D’Angelo, Massimiliano Carta, Maura Di Martino, gli Operatori del 118 e la Compagnia Barracellare di San Teodoro, Sardegna. Soggetto: Gianluca Vassallo; Sceneggiatura: Gianluca Vassallo, Francesco Mannironi, Flavio Soriga, Roberto Verbena; Fotografia: Gianluca Vassallo; Montaggio: Gianluca Vassallo; Musiche Originali: Gianluca Vassallo; Suono in presa diretta: Francesco Mannironi, Roberto Verbena; Sound Design: Daniele Guarnera; Produzione esecutiva: Gianluca Vassallo. Una produzione: White Box Studio, in associazione con DRAFT. Durata: 67 min. Distribuzione: White Box Studio srl Via del Tirreno, 17 07052 San Teodoro (SS)

Contatti: +39 349 0675 969 / info@whiteboxstudio.it