ARCHEOLOGIA

Castello di Pontes, Galtellì

Si hanno poche date relative alla storia del castello di Pontes: l'anno 1070, letto nei resti di una fortificazione di età romana inglobati nelle sue fondamenta, e il 1333, anno della caduta nelle mani dei catalano-aragonesi. La struttura fu abitata fino al XV secolo. Tra le poche attuali tracce materiali troviamo alcune parti di paramento murario diruto, che sembrerebbero indicare la presenza di una cinta antemurale più in basso e di una cerchia muraria ad un livello più alto, in corrispondenza del castello vero e proprio, e i resti di una torre angolare ed alcune cisterne interrate. Galtellì è ubicato sulle falde del Monte Tuttavista, in posizione tale da dominare una vallata che si apre verso il mare seguendo il corso del fiume Cedrino. Il castello è ubicato fuori dal paese, in un sito immerso nella vegetazione che ne invade i ruderi. Come arrivare Si giunge a Galtellì imboccando da Nuoro la SS 129 in direzione Orosei. Prima dell'abitato si scorgono sulla destra le rovine del castello. Trova su Google Maps:

L'area archeologica è situata su un'estesa piattaforma del Gerrei, regione della Sardegna sud-orientale. Gli scavi si estendono all'interno di una lussureggiante sughereta. Pranu Mutteddu è una delle più suggestive e importanti aree funerarie della Sardegna preistorica. A sud si trovano i sepolcreti, eccezionalmente attorniati da folti gruppi di menhir e da costruzioni rotonde di probabile carattere sacrale, e l'omonima necropoli ipogeica a domus de janas con tre circoli tombali. Altre strutture affiorano nella zona circostante, particolarmente interessanti i resti dell'"allée couverte" (un tipo particolare di dolmen) di Baccoi. L’ area archeologica di Pranu Mutteddu comprende ben 50 esemplari di menhir: il maggiore raggruppamento della Sardegna. Distribuiti variamente, in coppia, in allineamenti, in piccoli gruppi, talora sulle stesse architetture tombali, sono realizzati con l'arenaria locale. Come arrivare Partendo da Cagliari in direzione di Sassari, percorrendo circa 20 km sulla SS 131. Dopo Monastir si svolta a destra per Senorbì, SS 128. Si attraversa il paese e si seguono le indicazioni per Goni, SP 23. L'area archeologica di Pranu Muteddu è qualche chilometro prima del centro abitato.

Il sito è localizzato geograficamente nell'altopiano basaltico di Abbasanta (OR), nella Sardegna centro-occidentale, presso il santuario campestre di Santa Cristina. Santa Cristina è una delle più importanti aree sacre della Sardegna nuragica. In una parte dell’area si trovano il tempio a pozzo, la cosiddetta "capanna delle riunioni", con annesso recinto, e una serie di altri ambienti. A circa 200 metri troviamo un nuraghe e strutture abitative di varie epoche. Il nuraghe, con una sola torre, è costruito con blocchi di basalto. La camera presenta tre nicchie disposte a croce e conserva ancora intatta la volta a ogiva. Intorno al nuraghe si rilevano le tracce dell'abitato, in particolare tre capanne allungate di incerta cronologia. Come arrivare L'area archeologica è raggiungibile dalla SS 131 Sassari-Cagliari: all'altezza del km 114,300 si trova il bivio per il complesso archeologico, segnalato da appositi cartelli.

Il sito è in mezzo alla campagna, in località Santu Stevanu, immerso nella vegetazione. Gli studi archeologici hanno individuato tre diverse unità principali: il complesso edilizio che comprende il cosiddetto Palazzo di Baldu e gli edifici ad esso pertinenti; la chiesa di Santo Stefano; la fornace. Il nucleo più vasto (1600 mq circa) è costituito da 16 ambienti a pianta rettangolare che formano un recinto pentagonale attorno ad un ampio cortile (780 mq circa), verso il quale erano rivolti gli ingressi. La parte sud/est del piazzale interno è occupata dalla costruzione a pianta quadrata (m 9,20 per lato), di cui si conservano i muri perimetrali per circa 10 m di altezza, articolata in origine su tre piani, dotata di un terrazzo e provvista di una scalinata esterna per raggiungere l'accesso principale. La tecnica edilizia con cui è stato realizzato indica notevole perizia costruttiva e richiama le chiese romaniche in granito della Gallura e della Corsica. Lo scavo della piccola costruzione a pianta circolare, ubicata circa 25 m a sud della chiesa di Santo Stefano, ha restituito una fornace. La struttura, di circa 3 m di diametro, risulta realizzata con piccole pietre di granito e, in alcune parti, con mattoni. L'analisi dei manufatti ha permesso di accertare l'importazione di prodotti in ceramica da diverse aree del bacino del Mediterraneo. Come arrivare Da Tempio Pausania si percorre la SS 133 sino a Luogosanto. Dal centro abitato si prende la strada per Arzachena e la si percorre per circa 1 km, poi si svolta a sinistra e si seguono le indicazioni per il sito.

L'area archeologica è situata sul "Taccu" di Osìni, suggestiva rocca naturale dalle ripide pareti calcaree. Gode di un eccezionale vista sull'Ogliastra e sulle Barbagie. Comprende un nuraghe con annesso villaggio, una grotta con due ingressi, due tombe di giganti e due nuraghi monotorri. Il nuraghe complesso - edificato sul piano di una roccia - è formato da una torre principale e da tre torri minori. Nel fondovalle è presente una tomba di giganti. Un'altra, molto danneggiata, è visibile nel versante est. I nuraghi Sanu e Orruttu, ubicati nella piana di Troculu, a breve distanza l'uno dall'altro, sono monotorri. Presso il nuraghe Orruttu è presente una capanna con vano circolare e atrio rettangolare. Come arrivare Da Tortolì si percorre la SS 125 in direzione di Jerzu, si attraversano Bari Sardo e Cardedu e si prosegue fino al bivio per la SP 11, si svolta a destra e si prosegue per Osìni, dopo aver attraversando Jerzu e Ulassai. Da Osìni si seguono le indicazioni per l’area archeologica.

Casella della Fava Posada

Posada sorge sulle pendici di un colle calcareo al vertice del quale si trova il torrione detto "Casteddu de sa Fae" o Castello della Fava, forse del XIII secolo. Da qui si gode un bel panorama della piana sottostante, percorsa dal rio Posada. Del castello restano pochi ruderi. Realizzato con conci poco lavorati di pietrame misto, si articola in una cinta muraria di forma quadrangolare non regolare all'interno della quale si trovano una torre ben conservata a pianta quadrata, con coronamento merlato, e una serie di cisterne. Notevole il centro storico del paese, alle pendici del colle, nel quale si conservano edifici con strutture medievali. Come arrivare Partendo dalla SS 131DIR all’altezza di Nuoro in direzione di Olbia, dopo circa 55 km si giunge al bivio di Posada. All’interno del paese si trovano le indicazioni per il Castello, situato in una collina al centro del paese.

Castello del Goceano, Burgos

Il castello di Burgos, visibile anche da grande distanza, si trova a 647 metri in cima a un picco granitico ai piedi del versante sud-ovest del Monte Rasu, in un punto di importanza fondamentale per il controllo del territorio. Visibilmente isolato dal centro abitato, emana la suggestione delle fortificazioni legate agli eventi storici e alla vita quotidiana del Medioevo. Secondo alcune fonti, venne edificato intorno al 1134. E’ formato da una cinta muraria, grosso modo a forma di "U", comprendente alcune feritoie, un vano scavato nella roccia e, soprattutto, la torre maestra. La torre a due piani, a pianta quadrata, è alta circa 16 metri. Non vi sono né merli né mensole in aggetto nella parte alta della struttura. Nel cortile interno della fortezza si trova l'ingresso a un ambiente sotterraneo identificato come una cisterna. A nord della torre maestra si trova una serie di stanze il cui uso è ancora sconosciuto. Come arrivare Partendo dalla SS 131 all’altezza di Sassari in direzione Oristano/Cagliari, a circa 60 km si svolta a sinistra per Bolotana e si prosegue per Esploratu. Superato quest’ultimo paese si arriva a Burgos. Per raggiungere il castello, costruito sulla sommità di un colle, bisogna attraversare il centro storico.

Il nuraghe è situato su un breve pianoro marnoso, ai piedi della Giara di Gesturi, nella regione della Marmilla. Il monumento mostra un impianto planimetrico e architettonico tra i più straordinari che la cultura nuragica abbia prodotto. Nel 1997 è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità. Il complesso presenta varie fasi costruttive caratterizzate dall'uso della pietra locale: il basalto della Giara, che prevale largamente, e la marna calcarea. La prima fase, del Bronzo medio avanzato (fine XV sec. a.C.-inizi XIII sec. a.C.), vide la creazione di una torre centrale troncoconica (o mastio) circondata da un bastione. Come arrivare Lungo la SS 131, in direzione Cagliari-Sassari, a circa 40 km da Cagliari si svolta a destra sulla SS 197, direzione Villamar. Si attraversano Villamar e Las Plassas e si giunge a Barumini; dal centro del paese si svolta a sinistra sulla SP 44 in direzione di Tuili. Il nuraghe è visibile a circa un km di distanza, sulla sinistra.

L'anfiteatro (I ed il II secolo d.C.) si trova nell'area cittadina di raccordo tra il quartiere di Castello e la zona di Sant'Avendrace. La sua struttura risulta in gran parte scavata direttamente nella roccia della collina, sia le gradinate sia gli ambienti sotterranei.

ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE

Serbariu è oggi una frazione di Carbonia, ma nacque nel corso del XVIII e XIX secolo dall'unione di numerosi insediamenti rurali sparsi (furriadroxius), finché nel 1853 fu elevato alla dignità di comune. Solo con la fondazione di Carbonia, nel 1938, il suo territorio con gli oltre 3000 abitanti fu completamente inglobato in quello della nuova città. Nel 1936 venne individuato a Serbariu il giacimento omonimo, che conobbe un intenso sfruttamento negli anni del regime fascista, ma già a partire dal 1947 cadde in una crisi che terminò nel 1964 con la chiusura dell'impianto estrattivo. L'incuria portò negli anni tutto il complesso minerario di Serbariu alla rovina, finché il sito è stato inserito nel progetto, riconosciuto dall'Unesco, per la creazione del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna. Oggi le strutture, restaurate, sono pronte ad ospitare eventi e manifestazioni culturali e ad essere fruite a scopo turistico, didattico e scientifico. Particolarmente suggestivi sono i castelli metallici del Pozzo 1 e del Pozzo 2, nei pressi degli edifici destinati agli uffici, la lampisteria e la centrale elettrica. Assai interessante è inoltre la struttura dell'impianto di raffreddamento contenuto in una torre di base poligonale che si restringe verso l'alto, retta da pilastri di cemento a cavalletto. Come arrivare Serbariu è praticamente all’interno della Città di Carbonia. La Città di Carbonia si trova nella parte sud occidentale della Sardegna ed è, assieme ad Iglesias, capoluogo di Provincia.

Miniera di San Giovanni, Iglesias

Adagiata ai piedi di una collina poco fuori Iglesias, si trova la località di San Giovanni, che dal 1865 ospita un'importante miniera aperta dall'ingegnere ungherese Keller. La struttura, già due anni dopo l'apertura, fu venduta ad una piccola società inglese, che a sua volta la rivendette. La nuova società acquirente, la Pertusola, realizzò anche un piccolo villaggio per i minatori chiamato Binda. Lo scavo della Galleria Idina, che portava il nome della moglie del Presidente della società, portò al ritrovamento di un giacimento minerario di ingenti proporzioni, che segnò l'inizio dello sviluppo della miniera. L'attività estrattiva fu condotta con vicende alterne fino agli anni sessanta, quando ci si rese conto dell'antieconomicità del giacimento. La miniera alla fine degli anni sessanta fu venduta prima alla Società Piombo Zincifera Sarda, gestita dall'Ente Minerario Sardo, poi negli anni ottanta alla Samim, società a capitale statale. I passaggi di proprietà non portarono però a miglioramenti della situazione economica e col tempo la miniera fu costretta alla chiusura. Durante lo scavo di un fornello, fu scoperta la grotta di Santa Barbara, protettrice dei minatori, considerata una delle più antiche d'Europa. Caratteristica peculiare della grotta sono i cristalli disposti a nido d'ape lungo le pareti e le volte, scanditi da colonne di aragonite azzurra e calcare e da enormi stalattiti che creano, nella penombra, affascinanti giochi di chiaroscuro. Come arrivare Iglesias, situata nella Sardegna sud Occidenatale, assieme a Carbonia è il capoluogo della provincia Carbonia-Iglesias. La Miniera è appena fuori la Città, lungo la SS 126.

Miniera di Masua e Porto Flavia, Iglesias

Pochi chilometri dopo Nebida, sulla SP 83, si trova l'antico villaggio minerario di Masua, un tempo destinato ad ospitare i lavoratori impiegati nella miniera omonima. La zona è ricca di motivi di interesse legati all'archeologia mineraria, alle peculiarità naturalistiche e geologiche, alle spiagge e cale di incomparabile bellezza, lontane dagli itinerari più battuti. Ai piedi del pendio che ospita il villaggio si apre su un mare trasparente e pulito la spiaggia di Masua, dalla quale si gode lo straordinario panorama sul Pan di Zucchero. Si tratta di un faraglione di roccia calcarea bianchissima che emerge dal mare per un'altezza di 132 m di fronte alla punta di Is Cicalas. Poco più a sud si trovano gli scogli di S'Angusteri e Il Morto, che presentano macchie giallastre dovute alla trasformazione del calcare in dolomie. Al termine di una strada bianca che parte dalla spiaggia di Masua si trovano le strutture dell'imbarco minerario di Porto Flavia. Le numerose miniere della zona (Masua, Montecani, Aquaresi) imbarcavano normalmente il materiale estratto su piccole imbarcazioni di marinai carlofortini dette galanzè, le quali avevano un pescaggio sufficientemente ridotto da poter attraccare nei piccoli porticcioli della zona. Questi battelli trasportavano poi i minerali nell'isola di S. Pietro, nel cui porto avevano la possibilità di attraccare piroscafi di dimensioni maggiori. All'interno di questa struttura un nastro trasportatore lungo 15 m trasferiva il minerale da nove grandi silos scavati nella roccia fino all'apertura a picco sul mare, da cui il prodotto era direttamente imbarcato nelle stive delle navi ancorate 16 m più sotto. Ai silos, invece, il minerale giungeva dalle miniere grazie ad un treno elettrico che lo scaricava dopo essere entrato in una galleria. Il nome dell'impianto si legge a lettere cubitali sul frontone in cemento che segna lo sbocco a mare dell'impianto ed è dunque visibile solo dal mare. L'opera, intitolata dall'ingegnere progettista Cesare Vecelli alla figlia primogenita, fu abbandonata intorno agli anni '60. Grazie all'attento restauro è attualmente visitabile come esempio particolarmente significativo della vivace attività mineraria che segnò i territori dell'Iglesiente tra '800 e '900. Tra Masua e la splendida Cala Domestica, percorrendo la SP per Buggerru per 8 km, si incontra la miniera di Canal Grande e, con un percorso di circa 20 minuti a piedi, si giunge all'insenatura omonima con la celebre Grotta delle Spigole, scavata dal mare nei calcescisti a giacitura quasi verticale, che fanno di questa località un luogo pressoché unico. L'acqua verde smeraldo, incredibilmente limpida, consente di osservare ad occhio nudo il fondale con la sua abbondante fauna e flora marina, ancor oggi intatta per via della difficoltà nel raggiungere questa cala. Come arrivare Partendo da Iglesias si prende la SS 126 in direzione di Gonnesa. Dopo circa 8 km si svolta a destra sulla SP 83, si attraversa Nebida e si arriva a Masua. Per la Miniera di Porto Flavia si seguono le indicazioni.

Nei dintorni del borgo minerario abbandonato di Ingurtosu, costruito dalla società francese Pertusola, ex proprietaria delle miniere, c’è la Laveria Brassey, posizionata nella parte bassa dell’insediamento minerario. Le case, la chiesa e la palazzina della direzione del borgo sono circondate dal verde della macchia mediterranea e della pineta. Una strada sterrata scende tra miniere, edifici abbandonati e gigantesche discariche fino a Naracauli con le rovine della caveria costruita nel primo dopoguerra. Un tempo un trenino decauville portava il materiale estratto fino al mare dove veniva caricato sulle navi. Alcuni tratti delle vecchie rotaie con i carrelli si possono vedere sulla spiaggia di Piscinas nei pressi dell'albergo Le Dune, ricavato da un vecchio edificio minerario. Alle spalle una catena di bianche dune, formate dal vento ma ricoperte dal verde della macchia mediterranea. La spiaggia si estende per 9 km verso sud fino a Capo Pecora, mentre a nord lascia posto a una costa rocciosa che prende il nome di Costa Verde. Come arrivare Partendo dalla SS 131 all’altezza di Sanluri, si prende la SS 197 per Guspini. Da Guspini di prosegue sulla SS 126 che attraversa Arbus e prosegue sino al bivio di Ingurtosu. Da lì si svolta a destra sulla SP 66 e si arriva al borgo dopo circa 5 km.

Il villaggio minerario di Montevecchio occupa una vasta area che comprende edifici abitativi e dirigenziali, impianti, discariche e zone boschive. Gli impianti minerari si suddividono nei settori di Levante e di Ponente separati dal passo di Gennaserapis, nel quale è situato il nucleo centrale dell'abitato, che concentra in uno spazio unitario tutti gli edifici-simbolo della miniera (direzione, ospedale, scuola, chiesa, dopolavoro), realizzati in stili diversi secondo i differenti periodi di edificazione. Si possono osservare dunque richiami all’architettura colta del passato, l'uso del Liberty, soprattutto nelle decorazioni, un linguaggio semplice e funzionale, derivato dal Razionalismo. Di particolare interesse la Direzione, costruita a partire dal 1877, che ospita lateralmente la cappella di Santa Barbara con un curioso accostamento di funzioni diverse. All'esterno sobrio della palazzina corrisponde un alto ed esuberante cortile con porticato "dorico", dove i dipinti policromi con temi minerari, le ringhiere traforate, le aperture ad architrave o ad arco, la fontana con un mascherone barbato, anticipano lo straordinario salone delle riunioni: un vasto ambiente voltato a padiglione e decorato con pitture a trompe-l'oeil che ripetono fregi floreali, conchiglie, bouquet di fiori e bucrani, grottesche, uccelli. Sul fondo blu sono evidenti gli stemmi recanti picconi e arnesi minerari con un chiaro richiamo alla funzione rappresentativa dell'edificio. Come arrivare Partendo da dalla SS 131 all’altezza di Sanluri, si percorre la SS 197 in direzione di San Gavino/Guspini. Da Guspini di seguono le indicazioni per Montevecchio, SP 96 e SP 65.

Miniera dell'Argentiera, Sassari

La miniera, visitata nel 1838 dallo scrittore Honoré de Balzac, fu rilevata a metà Ottocento da una società belga, alla quale subentrò la Società di Corr'e boi, che la dismise nel 1963. I tre nuclei principali - Miniera Vecchia, Plata e Argentiera - sono vicini al mare. La borgata è costituita da piccole case a livello stradale. Nel tempo hanno subito un evidente degrado al quale si sta ponendo rimedio con una ristrutturazione che interessa tutta l’area. Sono visibili i resti degli impianti di estrazione. Come arrivare Partendo dalla SS 131 all’altezza di Sassari, si percorre il tratto di strada di circa 7 km che porta all’incrocio con la SP 291 in direzione di Capo Caccia. Si svolta a sinistra sino all’incrocio con la SP 42, poi a destra e si prosegue sino al successivo incrocio per la SP 18. Qui si svolta in direzione della miniera dell’Argentiera.

Fornaci Maxia, Quartu S. Elena

Le fornaci Maxia occupano una vasta area in via Brigata Sassari lungo il canale ormai interrato del rio Mannu e oggi raggiunta dall'espansione urbana. La tradizionale attività edilizia di Quartu Sant'Elena giustifica la presenza di opifici destinati alla produzione di laterizi. Le strutture ancora visibili, raggruppate intorno a vasti spazi, hanno un aspetto esterno che richiama sia una veste "rustica", sia i riferimenti all'architettura colta, secondo una prassi frequente nelle architetture del lavoro. Sono grandi capannoni ritmati esternamente da lesene in laterizio e coperti con tetto a spiovente. L'elemento caratterizzante è l'uso del mattone a vista, impiegato in alternanza a vuoti nelle aperture delle pareti esterne per la necessaria areazione degli interni, dovuta alle esigenze produttive dell'impianto. Come arrivare Quartu Sant’Elena dista da Cagliari circa 6 km. Le Fornaci Maxia si trovano sulla via Brigata Sassari, a destra in direzione di Quartucciu.

 

ARCHITETTURA

Cittadella dei musei, Cagliari

Le architetture della Cittadella dei Musei fondono l'eccezionalità delle parti antiche con le esigenze di un moderno centro polifunzionale. Grazie ad una particolare attenzione al rapporto tra i nuovi interventi costruttivi con quelli preesistenti e all'impiego di conci squadrati di pietra locale (calcare di Bonaria) e murature in calcestruzzo a vista, si è riusciti a trovare un giusto equilibrio architettonico. Come arrivare Dalla stazione ferroviari di Piazza Matteotti, si percorre il Largo Carlo Felice, la strada di fronte al porto. Alla fine della strada e a fianco alla Piazza Jenne, si svolta a destra in Via Manno, la si percorre tutta e si arriva a Piazza Costituzione. Sulla sinistra della piazza si può ammirare il Bastione di San Remy. Si sale su Bastione, si attraversa la piazza sovrastante e si arriva al Teatro Civico. Si supera e si percorre tutta Via Lamarmora. La Cittadella è nella Piazza dell’Arsenale

Piazza Satta, Nuoro

La piazza Sebastiano Satta, che svolge funzione di raccordo fra il quartiere storico di San Pietro e la zona di espansione ottocentesca verso i Giardini e la cattedrale di Santa Maria della Neve, fu sistemata nel 1967 dallo scultore Costantino Nivola. Dipinti di bianco gli edifici e ricoperto di lastroni squadrati di granito il piano di calpestio, Nivola vi distribuì grandi blocchi di granito allo stato naturale, nel quale incastonò statuette bronzee che raffigurano il poeta nuorese in diversi momenti della sua vita. Ne è derivato un insieme ambientale che proprio dal contrasto fra l'intervento dello scultore e le modeste architetture sette-ottocentesche (con la casa natale di Satta) trae carattere e pregio urbanistico. Nivola fa della piazza un luogo da vivere, più che da contemplare, in uno spazio irregolare, ottenuto anche tramite la demolizione di alcuni caseggiati. Pietre informi con cavità protettive per le statuine contrastano con la geometria del pavimento, in un risultato quasi metafisico, accentuato dal bianco delle costruzioni. Non vi è un punto di vista privilegiato, ma in realtà le possibilità diverse di arrivo nella piazza determinano altrettante e mutevoli prospettive. Sono evidenti i richiami alle sistemazioni paesaggistiche e ambientali di Isamu Noguchi, attivo in quegli anni negli USA, in un'ottica che abbandona gli aspetti retorici monumentali per farsi invece partecipe di un richiamo affettuoso e meditato al genius loci. Come arrivare Piazza Satta si trova nel centro storico di Nuoro.

Piazza Gramsci, Ales

Il primo maggio del 1977 la vecchia piazza del mercato è diventata piazza Gramsci, in onore del più illustre cittadino di Ales. Lo scultore Giò Pomodoro, invitato dagli Amici della Casa Gramsci di Milano, scelse di realizzare uno spazio comunitario e agibile e non un monumento celebrativo. Al lavoro partecipò la popolazione locale coinvolta anche nelle scelte del pietrame (calcare di Masullas) e nell'inserimento della pietra di Trani per la lastra incisa e le panchine, in una sorta di connubio tra genti diverse. Il nucleo centrale è nel focolare quadrangolare ribassato rispetto al livello della piazza, coperto di ciottoli di basalto rosso e nero. L'intervento di Pomodoro suscitò non poche polemiche anche perché vissuto ancora una volta come esempio di "colonizzazione" culturale, tanto più che nel 1968 l'amministrazione comunale di Ales aveva già commissionato a Costantino Nivola un monumento (mai realizzato). Come arrivare Dalla SS 131 all’altezza di Oristano, si percorrono circa 29 km e si arriva al cavalcavia che permette di prendere la SP 47 che porta direttamente ad Ales, distante circa 17 km. La piazza è all’ingresso del paese, ben visibile sulla destra.

Alghero (38000 ab.) sorge in un lembo di terra affacciato sul mare, lungo la cosiddetta "Riviera del Corallo". A vocazione turistica, è nota per le spiagge di sabbia bianchissima oltre che per la lunga pineta che parte dall'abitato e prosegue in direzione Porto Conte. L'entroterra è ricco di siti archeologici che risalgono all'età preistorica. La città conserva una forte identità linguistica e culturale catalana e un centro storico assai significativo, di fisionomia quattrocentesca. Alghero fu eretta nel XII secolo dalla famiglia dei Doria. Il centro storico è racchiuso all’interno delle mura catalane, alternate da torri e camminamenti. Il porto è a ridosso del Bastione della Maddalena, unico superstite dei tre fortificati originari. La forma della città seguì le linee del promontorio su cui fu impiantata, con funzione di approdo per le navi provenienti dalla Liguria. Della fase romanica dell'insediamento fortificato si conservano scarsissime tracce, inglobate nelle strutture erette dopo la conquista aragonese tra il XIV ed il XV secolo. Come arrivare Alghero si trova a circa 37 km da Sassari, lungo la SS 127 bis.

Lavatoio comunale, Villacidro

È l'unica testimonianza superstite di un significativo complesso di opere pubbliche, voluto dall'amministrazione comunale sul finire dell'Ottocento e iniziato con la sistemazione e l'imbrigliamento del rio Fluminera. L'edificio, realizzato per quanto riguarda la parte metallica dalla fonderia fiorentina del Pignone, ha una serie di vasche in muratura, collegate da un tubo distributore dell'acqua e caratterizzate da un piano inclinato per facilitare il lavaggio dei panni. La copertura, con padiglioni ornati da finte aperture, sempre metalliche, si impone soprattutto per l'andamento sinuoso ed avvolgente delle decorazioni di sostegno, secondo i principi del Liberty. Il Lavatoio fu costruito nel 1893 su progetto dell'ingegnere Enrico Pani. L'intervento di restauro degli anni Ottanta del secolo XX ha salvato le ultime parti visibili del manufatto. Della fonte in pietra rimane uno dei mascheroni usati come cannello per l'acqua, mentre sono scomparse figure di leoni accosciati disposti simmetricamente sulla vera e propria fonte. Come arrivare Dalla SS 131 all’altezza di Sanluri, si prende la SS 197 sino a San Gavino Monreale. All’uscita nord del paese si imbocca la SP 61 che porta direttamente a Villacidro. Il Lavatoio è nel centro storico della cittadina campidanese.

Lo scenografico edificio, che si affaccia sulla piazza Costituzione, unisce l’antico quartiere di Castello con la parte bassa della città ed è il risultato dello spianamento e della riutilizzazione degli antichi bastioni dello Sperone e della Zecca, costruiti dagli Spagnoli nella seconda metà del Cinquecento. Il Bastione Saint Remy è stato realizzato tra il 1896 e il 1902. Lo scalone principale, lungo e movimentato, si snoda dalla piazza Costituzione con diverse rampe che si riuniscono a mezza altezza in un pianerottolo che dà ingresso alla Passeggiata coperta. Questa si sviluppa sul lato lungo il viale Regina Elena con vasti e luminosi ambienti, dipinti con colori vivaci e chiusi da grandi arcate con infissi collocati soltanto nel 1985. Sotto un grande arco che domina tutta la costruzione si trova un'ulteriore scala con due rampe circolari che conducono fino alla Terrazza Umberto I dalla quale si gode un magnifico panorama sulla città e il mare. Il vasto piazzale presenta altre due rampe che conducono al successivo bastione di Santa Caterina, sul quale si affaccia l'omonima scuola elementare. Fu vivacissimo luogo di riunione e di incontro fino alla seconda guerra mondiale quando fu violentemente bombardato e semidistrutto. Nel dopoguerra fu ripristinato secondo il disegno originale. Come arrivare Piazza Costituzione è raggiungibile dalla via Roma (porto di Cagliari), attraverso il viale Regina Margherita.

Chiesa di Stella Maris, Porto Cervo

La passeggiata e la piazzetta sono i punti nodali dell'insediamento di Porto Cervo e presentano uno sviluppo sinuoso che si ripete nelle ville circostanti. Le costruzioni sono inserite nella natura e caratterizzate da pareti esterne lasciate a rustico, angoli volutamente non regolari, intonaci impastati con granito macinato e pigmenti naturali, legname non finito, secondo le regole di un'architettura solo apparentemente ''spontanea'', basata anche sulla funzione decorativa di archi di pilastri irregolari. La chiesa di Stella Maris, realizzata tra il 1968 e il 1969 su progetto dell'architetto Michele Busiri Vici, si basa su uno stile ''mediterraneo'', pur rispettando la tradizionale divisione in tre navate. Il campanile tondeggiante continua l'andamento curvilineo, definito all'esterno dalle cappelle fino alla facciata, preceduta da un porticato retto da megaliti. Anche l'uso di queste pietre, peraltro tipico dell'isola, è del tutto fuori contesto, secondo la pratica ''smeraldina'' di una rilettura dell'edilizia nata dalla mediazione di una cultura ''diversa'' da quella corrente. Alcuni dettagli sono comunque di grande suggestione, come la pavimentazione a dischi irregolari di granito o le sculture e gli arredi di Luciano Minguzzi. Come arrivare Partendo da Olbia si prende la SS 125, zona porto marittimo, in direzione di Arzachena. A circa 26 km si svolta a destra sulla SP 59 e si entra direttamente nel cuore della Costa Smeralda. Si prosegue per altri 19 km e si arriva a Porto Cervo.

 

EDIFICI

Scuola elementare di Fertilia, Alghero

L'edificio della scuola elementare, costruito tra il 1935 e il 1936, anno della inaugurazione del nuovo insediamento, richiama precise esperienze architettoniche internazionali e ricorre all'uso di volumi con linee curve e a finestre a nastro con fasce di mattoni alternate a fasce di intonaco. Al contrario degli altri edifici di Fertilia, città di fondazione, la scuola è frutto del primo piano urbanistico predisposto nel 1935 dall'ingegnere Arturo Miraglia, basato sul modello della città diffusa nel territorio, ripreso dalle esperienze inglesi della città giardino. Successivamente l'incarico per un nuovo piano urbanistico della citta fu affidato a quattro architetti raggruppati sotto la sigla 2PST (Concezio Petrucci, Emanuele Filiberto Paolini, Riccardo Silenzi, Mario Tufaroli Luciano). Dopo l'avvio del progetto esecutivo nel 1939 i lavori si bloccarono nel 1942 per la situazione sempre più tragica della seconda guerra mondiale, e furono ripresi soltanto negli anni cinquanta, quando l'insediamento di Fertilia si preparò ad accogliere i profughi dalle terre italiane passate a quella che frattanto era divenuta la repubblica federativa di Jugoslavia, inserita nell'orbita sovietica. Tra le città nuove del Ventennio Fertilia è certamente quella rimasta più vicina al borgo rurale originario. Come arrivare Partendo dalla SS 131 all’altezza di Sassari, si percorre il tratto di strada di circa 7 km che porta all’incrocio con la SP 291 in direzione di Capo Caccia. Si percorre tutta la strada che porta direttamente a Fertilia.

Municipio, Olbia

Il Municipio è in realtà la riutilizzazione di una villa progettata dall'ingegnere Bruno Cipelli per la famiglia Colonna. Realizzato intorno al 1932, l'edificio ha una pianta rettangolare che sul lato breve presenta un ingresso sovrastato da un balcone cinto da balaustra sul quale si apre una porta-finestra con due archi. Al di sopra del cornicione è visibile la data in numeri romani. Lungo tutti gli altri prospetti si individuano colonne inglobate nelle pareti, finestre con archi a tutto sesto o ribassati e balconi che riprendono le caratteristiche di quello principale. La ricca decorazione ha qualche richiamo Liberty, soprattutto negli elementi verticali della cornice conclusiva. Come arrivare Olbia è il centro più importante della Gallura costiera, capoluogo assieme a Tempio Pausania, della Provincia Olbia-Tempio. Il Municipio è nel centralissimo corso Umberto.

Il Mulino, Olzai

Il mulino ad acqua, chiamato "Su Mulinu Vezzu", si trova nella parte alta del paese, particolarmente suggestiva per la folta vegetazione. È strettamente legato all'economia di un tempo, quando il paese era tra i più attivi dell'isola quanto a produzione del grano e lavorazione dei suoi derivati. Il mulino risale al Settecento ed è stato restaurato e reso nuovamente funzionante tanto da permetterne l'uso. È una costruzione realizzata con pietra a vista e si sviluppa in due parti complementari: a destra due alti muri contengono la grande ruota ad acqua che con la sua forza motrice mette in azione la pietra necessaria alla molitura. Sopra di essa, incassata nella pietra, è presente una canaletta che raccoglie l'acqua. A fianco si colloca il fabbricato del mulino vero e proprio, con una facciata uniforme interrotta soltanto da due piccole finestre. All'interno, pavimentato in pietra, sono visibili gli ingranaggi in legno che ricevendo la forza motrice dell'acqua mettono in movimento il meccanismo consentendo alla grande mola di pietra di macinare il grano. Oggetti e strumenti tipici della macinazione sono esposti nei vari ambienti Come arrivare partendo dalla SS 131 dir all'altezza di Nuoro, in direzione di Abbasanta/Sassari/Cagliari, si raggiunge Ottana a circa 30 km. Si attraversa il paese e si prosegue per Olzai, primo tratto sulla SP 17, secondo tratto sulla SP 36. Il mulino si raggiunge dall'abitato, seguendo le indicazioni.

Chiesa di Santu Antine, Sedilo

Il santuario si trova di fronte al lago Omodeo, in un anfiteatro naturale cinto da mura chiamate dalla gente del posto "sa corte de Santu Antine". Si accede attraverso due archi, uno dei quali costruito nel XVII secolo in pietra vulcanica rossastra, chiamato "su portale de ferru". La chiesa, gotico-catalana, risale alla metà del XVI secolo. La struttura attuale è frutto di una radicale opera di ampliamento e ristrutturazione avviata nella seconda metà del XVIII. L'interno è costituito da un'unica navata con volta a botte e cappelle laterali. Interessante la popolaresca sistemazione del complesso: il recinto coi suoi grandi portali, l'alberatura, i sedili, i lunghi porticati per i pellegrini e i merciai, l'area circolare per i penitenti lungo la stradina dove si svolge ogni anno, tra il 5 e il 7 luglio, l'"Ardia", la spericolata corsa a cavallo in onore di San Costantino. Come arrivare Partendo dalla SS 131 all’altezza dei Oristano in direzione di Sassari, si percorre la strada sino all’incrocio con la SS 131dir per Abbasanta/Nuoro, Si svolta a destra e si continua per circa 15 km. Alla destra della galleria, in prossimità del Lago Omodeo, si erge il santuario di Santu Antine. Per raggiungerlo si seguono le indicazioni per Sedilo. Il santuario, uno dei più popolari dell'isola ed è fuori dal centro abitato.

La chiesa preromanica di San Sebastiano è stata costruita poco prima dell’anno 1000. L'interno presenta alcuni aspetti di epoca aragonese, come le navate centrali, in origine due poi portate a tre intorno al 1600. Sono ancora ben visibili alcuni affreschi, tra questi una croce greco-bizantina ed il monogramma di Costantino. La chiesa si trova a 670 metri s.l.m., nella parte alta del paese. Come arrivare Partendo da Tortolì si prende la SS 125, chiamata”Orientale Sarda” in direzione di Cagliari. Si percorrono circa 25 km e all’incrocio con la SP 11 si svolta a destra per Jerzu, si attraversa il paese e si prosegue per Perdasdefogu sulla SP 13.

La chiesa si trova su una piccola collina in zona Santu Miali alla periferia del paese di Siddi, poco distante dalla parrocchiale dedicata alla Visitazione di Maria Vergine. L'edificio romanico fu eretto nella seconda metà del XIII secolo. Ha due navate, divise da pilastri a sezione ottagonale, e un'unica abside, piuttosto tozza. Come arrivare Partendo dal centro di Sanluri si prende la SP 48 per Lunamatrona. Si attraversa il paese sino all’incrocio con la SP 46, si svolta a sinistra e si percorre circa 1,5 km. Al primo incrocio si svolta a sinistra in direzione di Siddi e si seguono le indicazioni per la chiesa.

 

VILLE E RESIDENZE STORICHE

Casa Zapata si trova a Barumini, al centro della cosiddetta regione delle "giare", termine con cui sono comunemente chiamati gli squadrati altopiani basaltici dal profilo perfettamente orizzontale e coi fianchi “scarpati”. Prodotte da fenomeni vulcanici durante l'Oligocene, le giare costituiscono una formazione geologica caratteristica della zona nord-est della Marmilla. La sua costruzione venne avviata tra fine Cinquecento e inizi del Seicento. E’ degna di nota per il fatto che costituisce uno dei più precoci e rari esempi di architettura civile ispanica ispirata a tratti caratteristici rinascimentali in ambito sardo. La parte più significativa della dimora è costituita dal prospetto, con delle aperture ispirate a forme classicistiche. Il portale, in pietra vulcanica verdastra, ha stipiti modanati, colonne lisce con basamento a duplice toro, capitello a canestro. E’ presente anche lo stemma araldico della famiglia. I proprietari si erano già orientati verso lo stesso gusto decorativo nel palazzo fatto edificare a Cagliari in via dei Genovesi, ma le aperture della dimora rurale appaiono più massicce e più prossime al modulo quadrato rinascimentale. La loro disposizione sul piano di facciata, piuttosto disordinata e insensibile ai valori di simmetria, tradisce un'assimilazione superficiale delle forme rinascimentali, confermata anche dalla durezza e approssimazione dell'intaglio della pietra legato ancora a schemi arcaizzanti. Come arrivare Partendo dalla SS 131 all’altezza di Sanluri in direzione di Cagliari, si prende la SS 197 che attraversa i paesi di Villamar e Las Plassas e conduce a Barumini. Lungo la statale che taglia il borgo si giunge a un piazzale alberato dove è situata la casa Zapata.

Casa De Ferrera, Alghero

Alghero è su un lembo di terra circondato dal mare, lungo la cosiddetta "Riviera del Corallo". A vocazione turistica, è nota per le spiagge di sabbia bianchissima oltre che per la lunga pineta che parte dall'abitato e prosegue in direzione Porto Conte. Palazzo De Ferrera è nel centro storico di Alghero, nell'odierna Piazza civica, a ridosso del Porto. Prende il nome da Pedro De Ferrera, marchese di Bonvehì, potente feudatario che sconfisse nel 1436 Nicolò Doria. Utilizzata anche come residenza temporanea da Carlo V nel 1541, quando sostò due giorni ad Alghero, successivamente la casa passò alla famiglia Manca Guiso, marchesi D'Albis (da cui il nome Casa D'Albis); nel XIX secolo divenne proprietà del conte Maramaldo, poi dei De Arcayne. Dal 1960 è convertita in un condominio. La facciata della casa, rispondente alla tipologia del "palau" aragonese quattrocentesco, realizzata in conci di arenaria perfettamente squadrati, si sviluppa orizzontalmente in forme nitide e lineari. L’edificio si articola su tre piani. Le aperture del piano terra sono state rifate salvaguardando i resti di due porte con conci disposti a ventaglio; l'ingresso principale immetteva in un patio con scala scoperta e balconi continui ai piani superiori. Nel secondo piano si aprono quattro finestre ciascuna con due aperture con archetti a tutto sesto scolpiti in un solo blocco, sorretto da colonnine; accanto a queste si collocano due finestre ad arco inflesso, impostato su piccoli capitelli decorati, simili a coevi esempi presenti nella vicina città di Sassari. Una cornice marcapiano scandisce lo spazio tra il secondo e il terzo piano; in quest'ultimo si trovano cinque finestre di fattura moderna, come moderno è il disegno del piano terra, con l'ingresso del palazzo affiancato da una serie di esercizi commerciali. Come arrivare Partendo dalla SS 131 all’altezza di Sassari in direzione di Porto Torres, si prende a sinistra la SS 291 e la si percorre per circa 15 km. Si svolta a sinistra e si prosegue prima sulla SP 19 poi sulla SS 127 che porta direttamente ad Alghero.

Villa d’Orri, Sarroch

Il paese sorge sulla costa occidentale del golfo di Cagliari, a circa venti chilometri dalla città. Il territorio ha fortemente risentito degli insediamenti petroliferi che, a partire dagli anni '60, si sono installati lungo la costa e che hanno reso la zona uno dei più importanti poli petrolchimici del Mediterraneo. Il territorio di Sarroch fu abitato fin dal periodo nuragico, come testimoniano diversi nuraghi tra cui "Sa Domu e S'Orku" e "Antigori", nel quale furono rinvenuti frammenti di ceramica micenea databile tra il XIII e l'XI sec. a.C. Durante il Medioevo fece parte del Giudicato di Cagliari. L'origine del nome del paese è ancora incerta, anche se si propende per l'ipotesi che faccia riferimento alla montagna che sovrasta l’abitato, in lingua sarda "Sa Rocca" e in catalano "S'Arroch" che significa roccia. Le tipologie costruttive relative all'habitat rurale del paese sono costituite da case a corte costruite con mattoni di fango e trachite; ampi e bei portali decorano ancora oggi il centro storico. Tra le bellezze del territorio vi è la splendida Villa d'Orri, abitazione e tenuta agricola. Edificata alla fine del XVIII secolo, è stata residenza estiva dei Savoia e conserva dei meravigliosi arredi interni oltre a un bellissimo parco verde che si spinge verso il mare. La principale manifestazione religiosa è la festa dedicata alla patrona del paese, Santa Vittoria. Durante i festeggiamenti, nella terza domenica di settembre, si svolgono, accanto alle celebrazioni religiose, manifestazioni sportive e culturali. Di grande suggestione anche il passaggio dentro il paese del simulacro di Sant'Efisio durante la sagra omonima. Come arrivare Partendo da Cagliari si prende la SS 128 per Pula che porta, dopo aver percorso circa 25 km, direttamente a Sarroch.

Il Palazzo fu impiantato all'epoca della presenza pisana e venne adibito a sede viceregia nel 1337 per volontà di Pietro d'Aragona, sovrano del "Regnum Sardiniae et Corsicae". Nel corso dei secoli subì varie modifiche strutturali volte a migliorare i caratteri di funzionalità richiesti dai sempre nuovi e diversi uffici e istituti disposti dai governatori del Regno. Nei suoi locali, oltre agli appartamenti privati dei componenti la corte viceregia, ebbero sede la Reale Udienza e la direzione della difesa militare dell'isola. Soltanto a partire dal 1720, con il passaggio dalla monarchia asburgica a quella sabauda, ci furono cambiamenti sostanziali, che comportarono sia la ristrutturazione degli interni sia il rifacimento della facciata. Nel 1730, su progetto dell'ingegnere capo De Guibert, furono ricostruiti integralmente il portale, l'atrio e lo scalone d'onore e si avviarono i lavori di abbellimento del salone della Reale Udienza. All'ingegnere Della Vallea (attivo a Cagliari dal 1735 fino alla morte nel 1744) si deve la ristrutturazione del piano nobile con la sistemazione di una serie di saloni sul fronte ovest; mentre la facciata, che un'iscrizione al centro del prospetto in asse col portone principale dice conclusa nel 1769 per volontà del viceré Ludovico De Hallot, si dovrebbe a un disegno di Saverio Belgrano di Famolasco, che progettò anche il prospetto a est, sopra il Terrapieno. Dal 1799 al 1815, in seguito all'occupazione francese del Piemonte, il palazzo divenne la dimora della corte sabauda. In seguito passò all'Amministrazione Provinciale che lo acquistò nel 1885 dal demanio dello Stato. L'atrio introduce alla scalinata che porta al piano nobile; quindi si passa, attraverso la sala con i ritratti dei viceré, nell'aula del consiglio provinciale, realizzata nella sua attuale configurazione alla fine dell'Ottocento e decorata tra il 1893 e il 1896 da Domenico Bruschi. Al secondo piano si accede attraverso due scale di servizio. Come arrivare Piazza Palazzo è facilmente raggiungibile dalla via Roma, salendo per il viale Regina Margherita e il Bastione di Saint Remy.

Il castello dei marchesi Villasanta, Sanluri

Il territorio di Sanluri fu intensamente abitato sin dalla preistoria. Nel 1409 si combatté la battaglia che segnò la fine dell'autonomia del giudicato di Arborea. Il castello "di Eleonora", forse eretto tra il XIII e gli inizi del XIV secolo e successivamente ampliato alla metà del Trecento, sorge nel settore nord-est del centro storico ed è l'unico della Sardegna medievale a essere ancora abitabile, per quanto adibito a contenitore museale (Museo Risorgimentale ''Duca d'Aosta'') dopo moderni restauri. Il paese di Sanluri, il cui territorio si estende tra Campidano e Marmilla, si trova a metà strada tra Cagliari e Oristano. Per la sua localizzazione ha sempre rivestito un ruolo strategico per le comunicazioni, soprattutto sul piano politico e militare. Quindi, il castello dei marchesi di Villasanta è stato di grande importanza per il territorio ed è, appunto, anche ben conservato. Come arrivare Sanluri dista 50 km da Cagliari. Si può raggiungere dalla SS 131. Il castello è nell'abitato.